DOCUMENTO PER IL CONGRESSO STRAORDINARIO DELLA CDLM DI NAPOLI

Il contesto

I Congressi straordinari della CGIL Campania e della CDLM di Napoli, atti conclusivi di un percorso complesso e necessario deciso dal C.D. Nazionale della CGIL, vengono a collocarsi in un quadro politico sociale particolarmente delicato per l'intero Paese ma, soprattutto, per il Mezzogiorno.

La crisi economica globale, frutto del fallimento delle politiche liberiste e di austerità, oltre che dei limiti della globalizzazione e della finanziarizzazione dell'economia, ha colpito in maniera particolarmente pesante i paesi e i territori più deboli aumentando i livelli di diseguaglianza.

Per il Mezzogiorno tutto ciò ha significato pagare un prezzo più alto in termini di tenuta dell'occupazione, di sviluppo, di coesione sociale.

Oggi, al termine della fase più acuta della crisi, i debolissimi segnali di ripresa che si intravedono evidenziano il rischio che le diseguaglianze e le distanze dal resto del paese si allarghino e diventino strutturali.

Di fronte a tale rischio, l'azione dei governi che si sono succeduti alla guida del paese e le stesse politiche dell’Unione Europea non sono state adeguate alle necessità e ai bisogni, strette come sono fra il permanere della visione rigoristica in tema di spesa pubblica ed investimenti e di una politica di destrutturazione dei diritti e delle tutele in tema di lavoro e di welfare.

L'assenza di una politica unitaria e organica per il Mezzogiorno appare oggi come un ulteriore gravissimo limite di ogni azione che intenda seriamente rilanciare lo sviluppo e l'occupazione nel paese e ridurre ingiustizia sociale e diseguaglianze.

E’ in questo quadro che si accentua anche una crescente crisi delle strutture e degli strumenti della rappresentanza politica e sociale che trova le sue manifestazioni anche nella crescita dei populismi e delle derive plebiscitarie.

Il sindacato deve rispondere a questa crisi rinnovandosi e innovandosi, rafforzando la sua capacità di rappresentanza attraverso la definizione di un suo progetto rivendicativo che abbia al centro il lavoro e i diritti come strumenti su cui far leva per ridurre le diseguaglianze e promuovere la crescita. Sul piano generale questo è il senso delle intese unitarie su rappresentanza e relazioni industriali, questo è il senso del Piano del Lavoro e della Carta dei Diritti universali del lavoro.

Sul piano locale, questo obiettivo va declinato ricostruendo un rinnovato protagonismo sociale fondato sull'autonomia del sindacato e su un progetto capace di rispondere alla crisi che ha attraversato la CGIL campana e napoletana in questi ultimi anni e, soprattutto, alle esigenze dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani, dei disoccupati e, più in generale, di territori così importanti per il futuro del Mezzogiorno e dell'intero Paese.

Questo è il senso, la vera sfida che con questo Congresso straordinario dobbiamo cogliere ed assumere come vincolo politico su cui rafforzare unità e solidarietà dell'intero gruppo dirigente, dei delegati e dei lavoratori e pensionati nella convinzione che senza il Mezzogiorno il paese non potrà ripartire e che senza Napoli e la Campania, rispettivamente prima Area metropolitana e prima Regione per peso ed importanza del Mezzogiorno, esso non possa a sua volta crescere. Anche per questo, sulle nostre strutture pesa la grande responsabilità di concorrere al riscatto dei nostri territori e del Mezzogiorno attraverso il nostro autonomo contributo in linea con la nostra storia, con i nostri valori, con un’idea rafforzata e rinnovata di confederalità.

In questo quadro, da un lato il Piano del Lavoro e dall'altro la Carta dei diritti universali del lavoro con i Referendum abrogativi che la sostengono, costituiscono l'impegno prioritario di questa stagione rivendicativa.

I Congressi straordinari dovranno essere quindi l'occasione per declinare sul piano territoriale il Piano del Lavoro attraverso una discussione collettiva che definisca tali elaborazioni come veri e propri orizzonti vertenziali su cui impegnare l'azione rivendicativa nel corso del mandato congressuale.

Ancor più dovranno essere occasione per un pieno coinvolgimento degli iscritti e dei lavoratori nell'azione di sostegno alla Carta dei diritti universali del lavoro e dei quesiti referendari che la sostengono,  sviluppando da subito una efficace e massiccia campagna elettorale capace di parlare a tutti i cittadini dei nostri territori.

 

 

Gli obiettivi del Congresso straordinario

 

Perché ciò sia possibile è necessario il massimo sforzo politico-organizzativo attraverso strutture efficaci ed efficienti.

Il commissariamento della CGIL Campania e della Camera del Lavoro di Napoli è stato un atto necessario e opportuno motivato dalla difficile situazione politica - organizzativa e finanziaria, dall’insufficiente radicamento nel territorio e dalla crisi del sistema delle tutele individuali.

Questa delicata situazione politica organizzativa e finanziaria pesa ancora in termini di pieno recupero dell'efficacia dell'azione politico-organizzativa della CGIL Campania e della CDLM di Napoli.

Tuttavia, il positivo lavoro svolto dalle strutture commissariali,  sostenuto dall’azione dell categorie, in raccordo e con il decisivo apporto del Centro Confederale Nazionale, consente oggi di costruire su basi più solide i successivi e necessari passi verso il consolidamento degli equilibri finanziari, il rafforzamento delle strutture politiche e di servizio, il recupero della centralità confederale, ribadendo l’autonomia statutaria, organizzativa e politica delle categorie. Inoltre si dovrà attuare un deciso rinnovamento del gruppo dirigente, il pieno reinsediamento territoriale e sociale, soprattutto nell'Area metropolitana, la definizione di adeguate forme di collaborazione/integrazione funzionale fra il livello regionale e quello metropolitano, attraverso anche il coinvolgimento e la valorizzazione del lavoro e degli apporti da parte delle Categorie e delle altre Camere del Lavoro territoriali.

Il tema cruciale del reinsediamento nell'area metropolitana e negli altri territori della Regione, oggi utilmente realizzato e praticato prevalentemente dallo SPI, dovrà riguardare l'insieme delle Categorie ed il sistema delle tutele individuali.

Insieme alla ridefinizione di un autonomo quadro programmatico e rivendicativo su scala regionale e metropolitana, questi debbono essere gli obbiettivi centrali sui quali si ridefinisce il vincolo politico fra l'intero gruppo dirigente.

Il risanamento finanziario va completato realizzando pienamente gli impegni già assunti. Per la parte corrente ciò dovrà realizzarsi sia attraverso ulteriori misure di razionalizzazione organizzativa, sia migliorando ulteriormente i meccanismi di trasparenza e certezza dei flussi di canalizzazione; per la parte in conto capitale sarà decisiva la realizzazione del progetto di trasferimento della sede centrale e di piena valorizzazione del patrimonio ai fini dell'azzeramento dei debiti pregressi.

Per il successo di un tale progetto di rilancio politico ed organizzativo, fondamentale è e sarà la sua condivisione con il Centro confederale, il cui apporto in termini politici, organizzativi e finanziari risulterà fondamentale almeno nel breve e medio periodo.

Lo scopo principale di tale percorso dovrà essere però quello di recuperare risorse da investire nel potenziamento politico-organizzativo delle strutture dando priorità alla realizzazione piena del reinsediamento della Cgil nel territorio e nei luoghi di lavoro sia consolidando la struttura di rappresentanza politica sia, soprattutto, rafforzando e potenziando la rete di prossimità del sistema dei servizi della Cgil.

In questo contesto, anche in relazione alla piena applicazione nel 2017 del Testo Unico sulla Rappresentanza, il Congresso assume l’obiettivo fondamentale di finalizzare tutti gli sforzi al consolidamento e poi all'aumento del numero degli iscritti.

Per raggiungere tale obiettivo è fondamentale assumere il contestuale vincolo al pieno utilizzo dell'anagrafe degli iscritti col sistema ARGO e all'utilizzo esclusivo da parte di tutti, dirigenti e delegati, del sistema dei servizi di tutela individuale della CGIL  (INCA, UVL, CAAF).

Per rispondere a questa necessità occorre però assumere analogo vincolo politico ad adeguare e migliorare gli standard quantitativi e qualitativi delle risposte del sistema servizi a questa nuova sfida di efficienza ed efficacia operando in primo luogo una forte accelerazione dei processi di integrazione dei servizi nella direzione decisa dall'ultima Conferenza di Organizzazione della Cgil; occorre, inoltre, una decisa accelerazione in termini di miglioramento operativo del rapporto con le categorie anche e soprattutto attraverso il pieno coinvolgimento dei delegati, delle RSU e delle leghe Spi nell'attività di tutela individuale.

Sul versante politico è necessario costruire le condizioni per l'effettiva realizzazione della contrattazione inclusiva, a partire dalla realizzazione dei coordinamenti dei delegati di sito, al fine di ricomporre la frammentazione del lavoro e dei lavori, a partire dal governo dell'intero ciclo degli appalti.

Debbono essere queste le premesse per una azione di ricambio, anche generazionale, graduale ma deciso, del gruppo dirigente che traguardi le scadenze del prossimo Congresso ordinario per la concretizzazione e la verifica di primi adeguati risultati realizzando comunque fin da subito, nella ricomposizione degli organismi con questo Congresso, esiti coerenti con l'obiettivo del rinnovamento.

L'altra grande direttrice di questo processo deve essere il reinsediamento della CGIL nei luoghi di lavoro e nel territorio. Questo obiettivo, comune a tutte le strutture confederali e di categoria, deve trovare particolare priorità e attenzione soprattutto nel territorio dell'Area metropolitana attraverso il completamento e la piena attuazione del progetto di decentramento della CDLM di Napoli, già definito dalle delibere commissariali.

La realizzazione del decentramento e del reinsediamento della CDLM di Napoli, unitamente alla valorizzazione e rafforzamento del ruolo delle altre CdLT, è premessa indispensabile per affrontare concretamente i temi del necessario coordinamento e integrazione dell'azione politica e organizzativa della CGIL su scala regionale e metropolitana.

 

 

IL PIANO DI LAVORO

 

L'Area Metropolitana di Napoli rappresenta la terza concentrazione urbana del Paese e la prima del Mezzogiorno.

In un quadro europeo dove ogni seria politica di sviluppo passa attraverso la concentrazione degli interventi nelle grandi aree urbane quali driver dello sviluppo delle nazioni, in Italia ciò non accade ancora. Ripartire dalle opportunità, affrontare le criticità della città deve diventare una priorità dell’agenda politica nazionale. In questo quadro dobbiamo fare la nostra parte definendo un programma di lavoro della CDLM, con l'obiettivo primario di ricostituire un punto di vista autonomo della CGIL  sulla base del quale orientare le attività   vertenziali e il confronto politico/istituzionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • LE POLITICHE PER IL MEZZOGIORNO

 

In un quadro complessivo che resta contrassegnato da una crescita insufficiente, i recenti dati che attestano una maggiore crescita per il Mezzogiorno, appaiono trainati da elementi settoriali o episodici e comunque non sono minimamente in grado di far ipotizzare l'avvio di un percorso di recupero del gap aggravato in questi anni di crisi.

Non può essere sufficiente una politica per il Mezzogiorno affidata esclusivamente alla logica dei Patti con regioni e aree metropolitane, senza una politica nazionale costruita su interventi strutturali capaci di intervenire sia sul versante degli investimenti, sia su quello delle condizioni di sistema, sia sulle condizioni di disagio sociale create dal perdurare delle diseguaglianze in condizioni di sviluppo a velocità differente.

Istruzione e ricerca, lavoro e sicurezza sociale sono i pilastri sui quali si deve fondare una nuova cultura dello sviluppo e del riscatto del Mezzogiorno, per favorire un apparato produttivo moderno e la crescita dell’occupazione, accanto a percorsi di formazione ed istruzione, nonché ad azioni a sostegno del diritto allo studio e delle fasce d’età più deboli – bambini, giovani, anziani, attraverso l’uso qualitativo e non solo quantitativo delle risorse europee e l’aumento delle risorse che lo Stato mette in campo.

Sistema creditizio a sostegno dello sviluppo e dell’innovazione, efficientamente della macchina amministrativa e potenziamento del Welfare, investimenti infrastrutturali, politiche industriali e buona occupazione sono gli assi su cui operare.

 

1.1 Sviluppo, programmazione e ruolo delle parti sociali: Il Patto per Napoli

 

In questo contesto i Patti stipulati con le regioni necessitano un migliore livello di coordinamento fra loro, ma soprattutto non appare concepibile in termini di effettiva efficacia un Patto per la Campania che non sia coordinato ed integrato con un Patto per Napoli.

La sottoscrizione del Patto per Napoli fra Comune e Governo è un fatto  positivo che risponde alla necessità di una più stringente collaborazione istituzionale come condizione essenziale per rispondere ai bisogni della città.

Il patto deve tradursi in una riflessione sugli assetti futuri della città metropolitana ed essere  costruito su questa dimensione di scala.

Ragionare in maniera sistematica, su priorità condivise, di tutti gli investimenti e gli interventi previsti almeno su scala metropolitana.

Sul piano del metodo, infine, il Patto, ferma restando l'importanza delle fasi tecniche istruttorie relative all'allocazione dei 308 milioni assegnati, in questa sua auspicata dimensione più ampia che va oltre la contingenza dello strumento oggi in discussione,  deve uscire dalle stanze ristrette per diventare progetto condiviso affinché il Patto per Napoli possa utilmente diventare un Patto "con" Napoli.

In questo quadro, l’accordo sottoscritto il 28 gennaio 2017 con il Comune di Napoli rappresenta la concreta occasione di sviluppo per la città e l’area metropolitana, entro cui il Sindacto recupera il ruolo di credibile ed affidabile interlocutore attraverso rinnovate pratiche di concertazione.

Non si tratta di riproporre stanchi riti concertativi: vogliamo lanciare al Comune una sfida più alta: la democrazia partecipata, l'orizzontalità dei processi decisionali, non sono alternativi alla ridefinizione di un ruolo moderno delle parti sociali. Per questo occorre definire modalità strutturali di confronto con le parti sociali.

 

 

 

 

 

 

 

 

  • ASSETTI ISTITUZIONALI E LE QUESTIONI APERTE NEL GOVERNO DEL

     TERRITORIO

L'attualità  politica di questi mesi ci consegna molti nodi irrisolti nell'assetto istituzionale dell'area metropolitana e nel suo rapporto con gli altri poteri dello stato.

I temi su cui sviluppare la nostra riflessione riguardano: il decentramento istituzionale nell'area urbana; il rapporto e i modelli di governance fra la città di Napoli e la sua Area Metropolitana, e il disegno di decentramento; il rapporto con la Regione; il rapporto col Governo centrale.
La linea generale su cui intendiamo muoverci è quella della ricerca del massimo equilibrio possibile fra un decentramento effettivo del Governo dei problemi e il massimo di integrazione e cooperazione  possibile fra le competenze dei diversi livelli Istituzionali.

Da oggi, con l’avvio della nuova Città Metropolitana, sono necessarie nuove intese, nuovi rapporti e nuove collaborazioni tra gli interessi locali, in una visione che ricerchi  nuovi equilibri e nuovi poteri.

Ciò è necessario per scongiurare che la nuova Città Metropolitana si mummifichi attorno ai poteri, alle poltrone, alle gestioni di interessi particolari. Occorre riprendere i temi fondanti, senza i quali è difficile definire i confini delle nuove comunità sociali ed economiche.

Il problema del rinnovamento delle istituzioni territoriali va affrontato e risolto, così come è stato fatto nel caso di tutte le grandi città (Londra e Parigi, per fare due esempi), creando un sistema unitario in cui prevale l’identità storica come momento conglomerante, mentre il territorio è suddiviso in una serie di municipalità più o meno tutte con lo stesso peso.

La realtà dell’Area Metropolitana di Napoli rende evidente il rischio concreto di un   nuovo potenziale conflitto istituzionale che, per quel che ci riguarda, andrebbe risolto prevedendo chiare forme di devoluzione di poteri in direzione dell’Area Metropolitana seppur in un contesto unitario di programmazione regionale.

Al contempo al Sindaco della Città Metropolitana chiediamo di definire prontamente quanto previsto dallo Statuto in materia zone omogenee e convocare immediatamente gli organismi di partecipazione previsti al fine di condividere gli assi di sviluppo strategico.

 

2.1 Sul Porto di Napoli  

Al di là dei giudizi sulla validità complessiva della Legge di Riforma, si tratta di operare affinché gli elementi positivi che pure la Legge contiene, non siano frenati da resistenze e ritardi.

Per quel che ci riguarda riteniamo che la costituzione dell'autorità portuale di sistema sia elemento positivo di integrazione; l'autorità di sistema portuale che da subito assume il ruolo di unico gestore delle interlocuzioni istituzionali deve utilizzare tutti gli strumenti necessari a favorire l’integrazione, la crescita e la valorizzazione dei porti campani al fine di affrontare, in una logica di sistema, tutte le sfide che avanzano in questa grande realtà produttiva.

 

2.2 Su Bagnoli

Occorre uscire dalle polemiche affrontando la questione nella sua concretezza. Il tema non è la legittimità o meno del commissariamento  e dell'attuale commissario, bensì la sua finalità.  Se appare innegabile che i ritardi fin qui misurati giustifichino ampiamente la scelta di un commissario straordinario, appare altrettanto innegabile che, ora che la fase di bonifica appare avviata e il focus  si sposterà  sulla destinazione urbanistica delle aree, il ruolo del Comune non sia riassumibile in una mera presenza nella cabina di regia. Se quindi al Comune chiediamo  di superare rigidità e pregiudiziali che rendono inefficace il necessario  confronto istituzionale, al Governo di riconoscere pienamente la centralità del ruolo di programmazione urbanistica del Comune.

 

 

 

 

 

 

3) POLITICHE DEI FATTORI PRODUTTIVI
Occorre recuperare una visione di insieme dello sviluppo dell'area Metropolitana attraverso la definizione, l'adeguamento o l'implementazione di proposte e interventi capaci di essere fattori di sviluppo e coesione sociale.

 

Fra essi assumono rilievo:

3.1 Politiche per la legalità

 

In una realtà caratterizzata da una grave crisi economica e sociale, con un insopportabile tasso di disoccupazione, un’elevata dispersione scolastica ed uno stato sociale carente, il peso della criminalità organizzata diventa un fattore ostativo per la realizzazione di qualsivoglia politica di sviluppo e crescita sociale.

In questo quadro, la battaglia per la legalità diventa una priorità d’azione della Camera del Lavoro di Napoli.

Occorre un dialogo interistituzionale e con le Parti Sociali che dia risposte certe sui temi della legalità e per il: potenziamento di mezzi e uomini delle forze dell’ordine, per un maggiore coordinamento tra le forze di Polizia e la Polizia Locale per evitare dispersione di risorse e per il superamento dell’impiego di militari per il controllo del territorio.

Oltre all'azione di contrasto della camorra, e alle sue infiltrazioni nelle attività  economiche, la battaglia per la legalità  è una vera priorità  di azione per la CDLM quale precondizione da realizzare per ogni politica di sviluppo e crescita sociale.

Tale obiettivo va perseguito con l'azione negoziale quotidiana, con il rafforzamento del nostro
insediamento sociale, oltre che, naturalmente, con la prosecuzione dell'azione in corso sui beni confiscati e sequestrati e con la prosecuzione del rapporto con le diverse realtà  associative.

In tale ambito assumono particolare valore le questioni della gestione degli apparati di prevenzione e sicurezza (vertenza SILP), la piattaforma “un popolo in cammino” e le vicende sulla cosiddetta “Terra dei fuochi”, che consideriamo parte integrante di questo programma di lavoro.

Ovviamente, l’azione repressiva deve necessariamente essere accompagnata da politiche di inclusione sociale che riaffermino il ruolo fondamentale delle Istituzioni Scolastiche (lotta alla dispersione scolastica) e più in generale dell’istruzione e delle politiche di contrasto alla disoccupazione, di sostegno agli incapienti, di tutela dei minori anche mediante il raforzamento e la sistemazione del tempo scuola e del tempo educativo, in raccordo con l’associazionismo.

In molte importanti filiere produttive dall’industria (in particolare tessile, agroindustria ecc) all’edilizia, dai servizi all’agricoltura troviamo spesso una dispersione fino al terzo/quarto livello di subappalto, nella quale si disperde anche la stessa dignità dei lavoratori fino a vere proprie forme di “caporalato industriale”.

In assenza di regole, trasparenza e controlli, la catena di fornitura si sposta verso chi offre un minor prezzo, perché sceglie la strada dell’illegalità e sfrutta i lavoratori.

Bisogna rilanciare con maggiore forza un’azione sindacale per la legalità e la trasparenza del sistema economico, spingendo istituzioni e imprese a promuovere insieme alle organizzazioni sindacali un meccanismo che metta in trasparenza le catene di appalti e di fornitura, affinché le filiere più a rischio siano tracciabili, controllate e quindi sostenibili.

Il tema della legalità si pone anche in termini di azioni di contrasto della permeabilità alle infiltrazioni malavitose ed in genere al mal affare dell’apparato produttivo.

Nonostante le azioni delle forze dell’ordine e magistratura ancora oggi le organizzazioni criminali si infiltrano con eccessiva facilità nei gangli vitali degli apparati economici e produttivi, riuscendo a determinare l’esito degli appalti, le scelte urbanistiche per nuovi e vecchi  insediamenti, ed anche a regolare  il mercato del lavoro che mostra ancora oggi del tutto evidente la grave macchia del caporalato che ancora oggi non si riesce a debellare del tutto.

Ma non può esserci successo nella lotta  alla illegalità se nel contempo non si restituisce dignità al lavoro garantendosene in modo effettivo regolarità e sicurezza.

 

3.1.1 Sicurezza sul Lavoro

 

In un quadro segnato ancora dai suddetti fenomeni di illegalità troppi incidenti sul lavoro continuano a verificarsi nella nostra area metropolitana, e, nella stragrande maggioranza dei casi, avvengono perché o sono assenti ed inefficaci i sistemi e le misure di sicurezza,  o perché comunque detti sistemi, anche quando risultano in dotazione, non sono poi efficienti, e non vi è vigilanza sulla loro effettiva adozione.

La mancanza di una efficace attività di prevenzione e di controllo continua a produrre ogni anno decine e decine di morti bianche e migliaia di infortuni gravi.

Anche qui occorre una attenta e responsabile pianificazione delle attività di prevenzione e contrasto, e non vi è dubbio che la nostra organizzazione debba determinare al più presto detta inversione di tendenza.

La CGIL, da sempre, promuove e persegue politiche per un lavoro dignitoso, un’incisiva lotta al caporalato e al lavoro irregolare. Per la loro realizzazione si prefigge di raggiungere specifici obiettivi di concretezza non solo avvalendosi dello strumento pincipe della contrattazione, ma anche con l’ausilio e l’idispensabile supporto di adeguate politiche di intervento e di norme, volte a favorire l’abbattimento della soglia e degli eventi infortunistici negli ambienti di vita e di lavoro.

Per realizzare questi obiettivi è necessario: organizzare elezioni in tutti i luoghi di lavoro di RSL (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza), pubblicare materiale ed istituire corsi di formazione o eventi specifici, valorizzando l’apporto degli organismi paritetici e degli enti bilaterali, favorire una più ampia interlocuzione con Enti ed Istituzioni e altre parti sociali.

E’ necessario, inoltre richiamare tutti, noi per primi, a porre in essre le azioni di diretta competenza al fine di rafforzare in numero e funzionalità tutti gli strumenti e servizi di prevenzione che tendono ad incrementare la sicurezza nei luoghi di lavoro.

 
3.2 Politiche urbanistiche e di governo del territorio

Efficaci politiche di pianificazione urbanistica territoriale sono fondamentali per costruire un adeguato contesto per la coesione sociale e lo sviluppo economico.

Il territorio metropolitano con le sue criticità impone una efficace pianificazione territoriale di area vasta, in grado di indirizzare, coordinare gli interventi locali e orientare le politiche e le strategie di livello regionale verso l’obiettivo prioritario della riqualificazione e del risanamento della città e del territorio.

La fragilità e vulnerabilità delle nostre aree urbane oltre ad essere un problema, è anche una opportunità da cogliere, immaginando un diverso modello di sviluppo non più basato sulla rendita, sulla speculazione e sul consumo di suolo.

La riqualificazione urbana e la messa in sicurezza del territorio, il completamento della Metropolitana di Napoli e la realizzazione dell’AC Napoli-Bari, la manutenzione e l’efficientamento statico ed energetico del patrimonio di edilizia scolastica e abitativa, collegato al fascicolo del fabbricato, previsto dal Governo e dalla Regione Campania sono obiettivi fondamentali da perseguire insieme alla tutela dei territori agricoli, al contrasto ai rischi  idrogeologici,  allo sviluppo delle reti di mobilità, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio paesaggistico, storico-culturale.

Il Piano Territoriale Metropolitano va interpretato anche come strumento per affermare e favorire politiche di rilancio delle attività produttive per una reindustrializzazione qualitativa, di alto contenuto tecnologico, compatibile con il tessuto urbano.

Un terreno di azione sindacale va ricercato e perseguito nei confronti della Città Metropolitana, per sollecitare iniziative e deliberazioni in ragione della costruzione e adozione del PTM, anche agendo sul versante legislativo (integrazione della legge regionale 16/2004) in materia di governo del territorio verso le “zone omogenee” e i “municipi del territorio comunale” del capoluogo.

L’obiettivo rimane quello di definire un adeguato contesto per la coesione sociale e lo sviluppo economico, mettendo in rete gli avanzati Centri di Ricerca territoriali facenti capo agli EPR e alle Università e realizzando:

  • La definizione di una adeguata politica di infrastrutturazione sugli assi della interconnessione alle reti europee e nazionali ( TEN, Portualità, Reti Metropolitane) e di sviluppo delle reti telematiche.
  • La definizione di interventi di recupero e ricucitura del tessuto urbano attraverso la priorità  della riqualificazione delle periferie, del rapporto con i comuni metropolitani e della valorizzazione dei centri storici a partire da quello di Napoli, rilanciando il Progetto Sirena 2.0 e realizzando pienamente il progetto UNESCO.
  • Politiche abitative per rispondere adeguatamente  ai mutati bisogni sociali e contestualmente, per accompagnare gli interventi di recupero e riuso delle periferie.
  • Una programmazione efficace, una promozione intelligente del comparto turistico e dei Beni Culturali, una cultura dell’accoglienza che coordini, attraverso mirate azioni di sistema, i diversi turismi presenti sul territorio napoletano per valorizzare e rilanciare uno dei settori economicamente trainanti per il nostro territorio: la cultura, l’arte, l’archeologia, la storia di questa area metropolitana come moltiplicatore dello sviluppo non soltanto dal lato economico.

Infatti la cultura non è uno spot. Va quindi superata la logica della mercificazione dei beni culturali, alla base della riforma in atto, che punta alla sola valorizzazione dei siti importanti, condannando il patrimonio diffuso sul territorio alla scomparsa o al privato.  E’ invece propedeutica la tutela e della conservazione, sia archeologica che paesaggistica avviando un piano straordinario di buona e stabile occupazione, come già proposto dalla CGIL, per consentire anche alle generazioni future la fruizione di questo bene comune.

 

  • La realizzazione del progetto smart cities e communities.
  • Le reti energetiche come parte fondamentale per il rilancio dello sviluppo produttivo. Ammodernare la rete può dare impulso all’occupazione e riqualificare l’apparato industriale.

In questo quadro diviene fondamentale la definizione del ruolo che dovranno giocare le destinazioni ottimali di aree strategiche quali, Bagnoli, Napoli Est, Area Portuale:

 

3.2.1 Bagnoli

 

la vicenda è lunga e complessa e tante sono le responsabilità dei ritardi accumulati.

Una storia che non può più tollerare ritardi e contenziosi sulla pelle della Città.

La collaborazione istituzionale deve puntare a rimuovere gli ostacoli che impediscono la riconversione dell’area, puntando a rendere cogente l’elaborazione di un piano strutturale che sia coerente con la programmazione urbanistica complessiva della città Metropolitana.

Le ipotesi in campo  ( INVITALIA, delibere Consiglio Comunale, PRG, etc) hanno punti in comune e differenze che vanno rapidamente portate a sintesi in un piano condiviso. Per quanto ci riguarda i punti salienti di quel piano dovranno essere: la destinazione a Parco Pubblico, la valorizzazione dell’archeologia industriale, quote limitate di residenze e strutture ricettive, attività di ricerca, innovazione produttiva, la spiaggia pubblica attrezzata, il trasporto pubblico collettivo (vie d’accesso), magari riscoprendo il “vecchio tram” in superficie, (con meno invasività), il potenziamento di Città della Scienza.

 

3.2.2 Napoli Est

 

Napoli Est, come seppur in misura diversa Bagnoli, deve diventare un nuovo modello di insediamento produttivo compatibile con il contesto urbano.

In questo quadro l’insediamento dell’Università Federico II e la partnership  con Apple possono essere l’occasione di riqualificazione di un settore importante, quale quello delle tecnologie d’avanguardia e delle attività di formazione e ricerca ad esse connesse, in una specifica parte della città.

Per questo le dotazioni infrastrutturali vanno adeguate a partire da quanto previsto dal Patto per Napoli, ma soprattutto si debbono sperimentare nuove forme di distretto produttivo e Polo tecnologico basate sulle relazioni e le conoscenze più che sulla mera dimensione fisica. I Poli tecnologici sempre più sono reti e sempre meno metri cubi.

Per questo le Università debbono essere i motori di questa trasformazione urbana e produttiva.

 

3.2.3 Il Porto di Napoli

 

assume una valenza particolare non solo per la sua relazione con gli altri porti campani, interporti, ma anche in rapporto agli assetti urbani e alle destinazioni produttive del contesto immediatamente limitrofo. (zona orientale).

In questo quadro va valutata con attenzioni la positiva opportunità di costituzione di una ZES prevista dagli attuali strumenti di programmazione comunitaria, nazionale e regionale.

 

3.2.4 Le ZES

 

Sono un’opportunità, anche se, restando comunque legate alle normative europee e agendo esclusivamente sui regimi fiscali evidenziano precisi limiti di utilizzo. Più ampio ed efficace può essere la costituzione di Zone Economiche Urbane dove il vantaggio insediativo va offerto non tanto e non solo in vantaggi fiscali, incentivi e spazi, ma soprattutto in velocità, certezza delle procedure, in assistenza chiavi in mano, in supporto tecnico-amministrativo, in servizi qualificati di trasferimento tecnologico e innovazione.

Napoli Est, Porto e Bagnoli possono diventare il terreno per sperimentare queste sinergie fra pianificazione urbana, programmazione europea, nazionale e regionale, Pubblica Amministrazione, Università ed Enti Pubblici di Ricerca.

 

3.3 Credito

 

Il settore creditizio deve tornare ad essere fattore centrale e strategico dello sviluppo e dell’innovazione necessari alla ripresa dell’Area.

Dopo anni di tagli alla spesa pubblica, di tagli degli incentivi governativi ai settori produttivi locali – fattori che pure ne hanno determinato lo svilimento della funzione di intermediazione ed erogazione del credito a copertura garantita – riteniamo sia fondamentale aprire un confronto concreto con Istituzioni, Locali, Conferenza Stato Regioni, con ABI e Federcasse, associazioni industriali, artigiani, pmi e produttori, con università ed istituti di ricerca finalizzato ad analizzare i bisogni e gli interventi utili alla ricostruzione del tessuto produttivo ed individuare le risposte concrete in termini di finanziamenti e garanzie.

In tal senso diventa di fondamentale importanza l’individuazione e ricostituzione, nelle realtà meridionali in generale ed a Napoli in particolare, di centri decisionali e di eccellenza delle diverse Banche Locali e Nazionali - un tempo presenti ma trasferiti in altre zone del paese a seguito della crisi e della riorganizzazione del settore – che possano definire e mettere in atto politiche creditizie necessarie.

Il depauperamento delle alte professionalità e dei centri decisionali ha riguardato anche l’unica Authority presente sul territorio: l'Agcom con sede a Napoli, fortemente voluta dal governo Prodi, dopo l'insediamento iniziale,  ha subito il trasferimento di importanti attività a Roma: una tendenza che va subito invertita con un forte intervento.

Da sottolineare anche la necessità di una inversione di rotta del ruolo delle Assicurazioni rispetto al Mezzogiorno e alla Campania. Il tipico esempio è quello delle polizze RCA con un costo che arriva anche al 200% in più rispetto all'intero Paese pur in presenza di sinistri più bassi rispetto ad altri territori

Il mantenimento di importanti funzioni direzionali va perseguito unitamente alla necessità  di adeguare il sistema creditizio e la relativa strumentazione alle necessità  che si potranno determinare nell'avvio di una nuova fase di sviluppo dell'area metropolitana.

La crisi economica e l'attuale fase di recessione evidenziano situazioni di criticità anche nelle Banche di credito cooperativo che hanno una forte presenza sul territorio campano.

L'allontanamento dal territorio rappresenta un cambiamento culturale che  rischia di diventare deflagrante e pericoloso se dovesse continuare anche  in una fase di auspicabile ripresa economica perchè si farebbe mancare la leva del finanziamento al sistema economico e produttivo con effetti dirompenti sull'economia.
3.4  Istruzione, Università, Ricerca

L'adeguamento del sistema di istruzione alle necessità  di un processo capace di legare lo sviluppo delle competenze individuali alla coesione sociale e ai diritti di cittadinanza, dovrà contrastare i processi di o depotenziamento in atto.

La centralità  della scuola pubblica deve essere ribadita oltre la mera politica dell'immagine finora perseguita dal governo ( scuole belle, aperture estive, etc).

Nell’area metropolitana il numero di diplomati è inferiore a quello del resto d'Italia, così come inferiore risulta la capacità del sistema di inserire in percorsi di formazione professionale coloro che vengono espulsi dall'istruzione pubblica e dal lavoro.

Un vero e proprio crollo del dato statistico è quello relativo alle immatricolazioni alle università. Le possibilità di occupazione per i giovani laureati  sono addirittura la metà entro tre anni dalla laurea rispetto al centro nord. Il trend relativo agli ultimi cinque anni è drammaticamente negativo, a riprova di politiche che non investono né nei percorsi della conoscenza, né nell'integrazione dei piani di sviluppo con professionalità avanzate costrette all'emigrazione.

Occorre rivendicare con forza misure di rifinanziamento del diritto allo studio, quali mense efficienti, campus universitari, trasporti dedicati, borse di studio, integrazione degli alunni disabili.

Il sistema di istruzione pubblica risente della mancanza di azioni specifiche di inclusione e di estensione del tempo scuola, oltre ad un pericoloso disinvestimento nella scuola dell'infanzia. La carenza di risorse e la riduzione del tempo scuola aggravano il disagio sociale, producono l’esclusione di intere fasce di popolazione dalle opportunità di emancipazione, e sono alla base della maggiore tendenza all'abbandono e all’insuccesso scolastico, oltre ad essere produttive di devianza giovanile. La CdLM deve rivendicare prioritariamente:

  • Il regolare processo di dimensionamento scolastico, con chiare azioni di informativa e concertazione con le OO.SS..
  • L’aumento del tempo scuola con misure di pre e post scuola.
  • La generalizzazione della scuola dell'infanzia.
  • L’adeguamento del tempo pieno nella scuola primaria ai livelli dei sistemi di istruzione del centro – nord.
  • Il finanziamento di specifici progetti di prescolarizzazione, di recupero e contro la dispersione scolastica.
  • L’integrazione di servizi e sussidi a favore del diritto allo studio, a cominciare da trasporti e mensa.

Il dato statistico negativo relativo all'educazione degli adulti e alle azioni di long life learning, risultato di tagli continui alle risorse, appesantisce un quadro già difficile.   La CdLM deve rafforzare l'impegno per ripristinare la funzionalità dei Centri Provinciali per l'Istruzione per gli Adulti, il sistema più importante di inclusione sociale assumendo un nuovo protagonismo con gli enti locali, che stentano perfino a mettere a disposizione sedi adeguate.

Il patrimonio di conoscenze e competenze delle università  e degli istituti di ricerca presenti sul territorio deve essere uno dei fattori principali sui quali innervare una forte spinta all'innovazione delle attività  produttive e degli stessi processi di coesione sociale contrastando intanto i persistenti tagli che subiscono le università  meridionali.

Napoli deve tornare ad essere un motore di formazione, ricerca e innovazione per tutto il Mezzogiorno, contrastando le scelte fin qui realizzate con le “Buone Scuole”, che vedono invece la inaccettabile “deportazione” verso Nord di centinaia di insegnanti.

Altrettanto complesse sono le tematiche relative alle aziende ospedaliere universitarie, che coinvolgono lavoratori afferenti a diversi contratti e categorie CGIL, FP, NIDIL e FLC in un sistema di erogazione del pubblico servizio a tutela del diritto alla salute.

L'occasione di sperimentare una contrattazione di sito è una necessità organizzativa e deve rappresentare una priorità per la CdLM.

Per quanto riguarda la Ricerca, infine, Napoli ha la situazione paradossale di avere tanti e qualificati centri di ricerca, ma di non riuscire a metterne a frutto la produttività in termini di miglioramento della competitività del sistema produttivo.

 
3.5 Politiche Sociali,  Politiche Attive del Lavoro e Fiscalità Comunale

In nessun luogo come a Napoli, pur nella necessaria distinzione, le due questioni necessitano di un approccio integrato.

Aggredire la disoccupazione giovanile e di lunga durata, in primis offrendo occasioni di sviluppo, ma anche con adeguate politiche di sostegno al reddito e di formazione è parte fondamentale per raggiungere l'obiettivo di contrasto alla povertà, alla disgregazione e alle
marginalità  sociali.

Non si tratta solo di affrontare l'emergenza che si determinerà  a causa della insufficienza degli ammortizzatori sociali che escludono Napoli e la Campania anche dagli ultimi interventi straordinari ma occorre recuperare capacità  di rappresentanza e di rapporto con una vasta platea di giovani, disoccupati o inoccupati sulla base di precisi e credibili obiettivi rivendicativi.
Ovviamente i bisogni sociali vanno affrontati anche rispetto alle priorità di una popolazione che aumenta le sue componenti più fragili: gli anziani e l'infanzia.

Ma soprattutto le politiche del Welfare vanno intese nella loro complessità non come politiche di spesa da contenere e ridurre, ma come politiche di sviluppo su cui investire.

Perché ciò accada non servono solo più risorse ma anche e soprattutto un chiaro modello di Welfare, negli obbiettivi prioritari da raggiungere, nelle modalità di funzionamento, nei livelli di integrazione socio sanitari, nella individuazione degli operatori economici/sociali che, in modo trasparente ed efficace, possono affrontare la gestione pubblica.

Finora, l’assenza di un chiaro modello operativo da parte del Comune di Napoli e dei comuni dell’area metropolitana, la progressiva desertificazione dei servizi territoriali del SSN a causa della gestione commissariale, l’assenza di un definito progetto operativo fra servizi in house e appalti alla cooperazione sociale ha generato inefficienze operative nella soddisfazione dei bisogni e distorsioni pericolose sul terreno della qualità e regolarità del lavoro. Ormai risulta improcrastinabile ridisegnare i servizi di welfare sul territorio con un assetto che assicuri omogeneità nell’offerta per la qualità e la stabilità dei servizi e dell’occupazione nel settore.

La contrattazione sociale deve servire quindi anche a rappresentare meglio i reali bisogni concorrendo ad una selezione sulle priorità non più costruita, come in parte accade oggi, più sull’offerta delle imprese che non sulle domande effettive dei cittadini.

Diventa indispensabile che gli Enti Locali facciano il massimo sforzo per assicurare risorse adeguate e certezze nella loro erogazione al fine di supportare quanto programmato nei piani sociali.

Rafforzare le nostre capacità  rivendicative sul piano generale e nelle sue articolazioni territoriali diviene quindi una priorità  di azione rilanciando la contrattazione sociale sulla sanità, sui servizi, sull'assistenza e sulla fiscalità locale.
3.5.1 Il welfare e la finanza locale

 

Le costanti riduzioni dei trasferimenti ai comuni di questi ultimi anni sono state certo un delle cause dei limiti nell’erogazione di fondamentali servizi di assistenza e tutele; a ciò si aggiungono troppo spesso ulteriori limiti nella gestione complessiva della finanza locale da parte dei comuni.

In particolare sul piano fiscale, la scelta del Comune di Napoli di un’aliquota unica dell’addizionale Irpef Comunale (la più alta, pari allo 0,8) per tutti i redditi superiori ai 15.000 euro, è per noi contraria al principio di progressività del prelievo fiscale, risolvendosi in un prelievo maggiore in termini assoluti per i redditi medio bassi.

Occorrerebbe, a nostro avviso, la reintroduzione di una progressività del prelievo utilizzando lo strumento dell’Isee e non basarsi esclusivamente sul reddito imponibile da lavoro.

È evidente che tutto ciò richiede l'apertura di un confronto complessivo finora assente sulle politiche fiscali dei comuni.

Anche in tale ambito, siamo disponibili ad un confronto finalizzato alla stipula di un Patto anti-evasione tramite un’ampia contrattazione con tutti gli Attori del territorio, condivisione di azioni anti-evasione e della loro finalità, pubblicità degli interventi.

Nell'evidenza dei numeri siamo oggettivamente di fronte ad una riduzione della spesa sociale comunale a cui non corrisponde certo una riduzione dei bisogni; anzi, lo scarto fra bisogni e risorse per soddisfarli cresce ancora.

Di fronte a tale oggettività abbiamo due strade entrambe da percorrere:

La prima rivendicare dal  Governo politiche più efficaci  e soprattutto risorse maggiori mettendo fine i tagli sistematici nei trasferimenti ai comuni.

La seconda rivendicare dal Comune un cambiamento radicale di approccio al problema di come gestire al meglio le risorse pur scarse oggi esistenti ( che comunque chiediamo di aumentare negli atti di assestamento e di programmazione triennale di prossima adozione).

Di fronte a risorse scarse e bisogni sociali aumentati occorre maggiore capacità di selezione delle priorità, maggiore coordinamento delle risorse complessivamente disponibili, maggiore integrazione dei servizi, maggiore efficacia ed efficienza degli stessi e, quindi, maggiore qualità e regolarità del lavoro necessario ad erogarli.

Per noi questo è invece fondamentale nel valutare se, nel confronto che rivendichiamo sui prossimi atti di bilancio, le parti sociali, le associazioni, i cittadini saranno coinvolti nella definizione chiara e trasparente delle priorità e nella organizzazione di un efficace servizio socio-sanitario integrato che soddisfi i bisogni degli utenti garantendo la qualità e regolarità del lavoro degli operatori.

In questo contesto vanno gestite e orientate le vertenze in corso a partire da quelle delle cooperative sociali e di Napoli Sociale/Napoli Servizi per garantire efficacia per gli utenti, efficienza della gestione societaria e riconoscimenti retributivi e professionali per i  lavoratori coinvolti in un quadro di lavoro stabile e di qualità.

E’ infatti necessario garantire la qualità del Lavoro e la qualità dei servizi, che sono  a supporto delle fasce più deboli della popolazione napoletana rilanciando la contrattazione sociale a partire dagli ambiti come unità territoriale di riferimento.

 

3.5.2 Politiche di Genere

 

La CGIL nella sua elaborazione della carta dei diritti ha dato risalto all’art. 3 della costituzione che attualizza il tema della parità come diritto in forma antidiscriminatoria.

Il tasso di occupazione femminile a Napoli e provincia è il più basso in assoluto a livello Nazionale, con appena il 29% di donne occupate ( dati Istat 2016).

Nonostante siano portatrici di esperienza, di professionalità e di idee concrete, le donne stentano a inserirsi e realizzarsi nel mondo del lavoro.

Le politiche territoriali di genere devono considerare questo gap gender per realizzare azioni concrete soprattutto in tema di lavoro per creare nuova occupazione femminile in modo che siano artefici e contribuiscano in modo incisivo e concreto a favorire lo sviluppo economico e produttivo.

Per persegiure e raggiungere questo obiettivo si deve superare l’approccio di genere che vuole le donne relegate ai lavori familiari, implementando nelle aziende le esigenze legate alla condivisione dei ruoli.

Occorre attuare strategie e porre in campo azioni sinergiche ed integrate, mirate alla creazione di occupazione femminile sia sotto l’aspetto qualitativo che quantitativo.

Occorre eliminare qualunque forma di discriminazione incentivando le aziende ad adottare organizzazioni di lavoro che non penalizzino le donne con orari e altre forme di esclusione ma che ne favoriscano di fatto l’assunzione in posizioni di responsabilità.

Aiutare con interventi mirati le donne vittime di violenza promuovendo l’indipendenza economica con misure concrete e con sgravi fiscali e contributivi per le assunzioni.

Vanno in questo senso gli ultimi protocolli firmati dalla CGIL insieme con CISL e UIL con la consigliera di parità provinciale, con il Comune di Napoli e quello con Confindustria.

 

3.6  Immigrati

 

La presenza a Napoli e provincia di poco più di 100.000 immigrati, regolarmente residenti, impone una attenzione particolare a ciò che compete la loro vita.

A partire dal contrasto al lavoro nero, non riguardante le sole vittime del cosiddetto caporalato; parliamo infatti di un fenomeno, non  circoscritto al lavoro in agricoltura o in edilizia, ma presente in ogni ambito lavorativo, con un crescente e allargamento dello sfruttamento nell'ambito familiare in relazione a colf e badanti.

Un fenomeno che generalmente determina sfruttamento, impossibilità di accedere a forme di “assistenza economica” in caso di perdita del lavoro, e che innesca meccanismi di devianza, di perdita del titolo di soggiorno, ma soprattutto di povertà.

Contratti di lavoro, paghe certe, tutele sono i punti da cui partire per creare le basi di una vita dignitosa; diritti essenziali che non possono essere riconosciuti ai lavoratori, italiani o stranieri che siano.

 

3.7 Pubblica Amministrazione, Sanità , Servizi Pubblici Locali.

I livelli di erogazione dei servizi, la qualità  della pubblica amministrazione congiuntamente alla valorizzazione delle professionalità  e delle competenze dei lavoratori del settore dovranno essere i cardini di una linea rivendicativa su cui articolare la difesa del lavoro pubblico e dei servizi pubblici essenziali.

A questo si deve affiancare, da parte della CGIL, una richiesta forte di trasparenza e legalità che affronti il tema della “fedeltà” dei dipendenti, in primo luogo di chi ha responsabilità dirigenziali. Il fenomeno non può più essere affrontato come se fosse marginale, non tanto o non solo nei numeri, che la cronaca impietosamente ci mette di fronte ma, soprattutto, in termini di funzione e di rapporto con i cittadini. Scegliamo di schierarci a fianco della stragrande maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici delle pubbliche amministrazioni. Per fare questo occorre ribadire la funzione di servizio nei confronti della Comunità, al fine di garantire i diritti, in primo luogo quelli costituzionali. Dobbiamo denunciare e contrastare tutte le scelte organizzative che vanno nella direzione contraria, a partire dallo spostamento verso i settori privati di ingenti risorse economiche, segnati oltretutto da una forte mancanza di controllo sui criteri con i quali quel lavoro si svolge. Sollecitare l’adozione di tutti i sistemi di controllo utili a eliminare le fonti di corruzione. Contrastare tutti i comportamenti eticamente non in linea con la funzione sociale del lavoro pubblico, anche ricorrendo alla costituzione di parte civile, della CGIL, laddove ci troviamo di fronte a reati penali, che sempre danneggiano sia i cittadini che gli operatori onesti e consapevoli del loro ruolo.

3.7.1 Sanità

 

Le politiche di austerità adottate dai Governi, succedutosi nel corso di questi anni, hanno prodotto tagli lineari e indiscriminati e ha avuto effetti drammatici sul Sistema Salute, pubblico e privato accreditato, acuendo una crisi assistenziale ed occupazionale senza precedenti.

E’ necessario programmare interventi che consentano di governare risposte appropriate ai bisogni di salute, sostenuti da investimenti tecnologici, strumentali e da dotazioni organiche adeguate al fabbisogno assistenziale.

 

È in questo quadro che dovremo inserire:

 

  • L'azione rivendicativa di contrasto dello smantellamento del sistema ospedaliero. Nell'area urbana gli effetti del Piano Sanitario Regionale sono particolarmente pesanti e vanno contrastati garantendo un presidio del territorio anche nel centro storico e la pronta apertura dell’Ospedale del Mare.
  • Stabilizzazione precariato e sblocco turn over. Bisogna stabilizzare i precari, la cui spesa è consolidata nei bilanci aziendali e la cui stabilizzazione deve avvenire con un percorso differenziato rispetto allo sblocco per nuove assunzioni, superare il blocco del turn over, bandire mobilità e concorsi per garantire la tenuta dei servizi ed il rispetto della normativa europea sull’orario di lavoro e sui riposi dei lavoratori.
  • Potenziare gli organici. Bisogna definire gli standard di personale necessari per consentire la tenuta dei servizi ospedalieri e territoriali, per garantire i L.E.A. e per  razionalizzare l’offerta sanitaria.
  • Migliorare assistenza territoriale. Bisogna potenziare il Distretto Sanitario per migliorare la assistenza territoriale e la effettiva presa in carico del cittadino malato al fine di rispondere ai bisogni assistenziali.
  • Riduzione liste di attesa e migrazione extra regionale. Bisogna che le Aziende, in maniera trasparente, governino il coretto equilibrio tra attività istituzionale e libera professione intramoenia (ALPI), regolamentino le procedure per le prenotazioni ed i tempi di attesa, sia per le prestazioni erogate dal SSR sia per quelle “scelte” in ALPI, che non deve rappresentare lo strumento per accedere prima alle cure necessarie da parte dei cittadini che possono permetterselo.
  • Sanità privata accreditata. Nella provincia di Napoli la più alta concentrazione di strutture private accreditate è collocata nella zona di riferimento della ASL NA3 (TERRITORIO VASTISSIMO CHE VA DA FRATTAMAGGIORE A NOLA ALLA PENISOLA SORRENTINA).

E’ proprio lì che si concentra al momento, ( all’interno della più vasta vertenza che vede contrapposte strutture private, ASL, REGIONE e Struttura Commissariale) il maggior numero di strutture in crisi e contemporaneamente la minore presenza di strutture pubbliche.

  • Apertura di un tavolo permanente con Regione Campania ed Asl Napoli e provincia in tema di appalti nella sanità per continuare a garantire un servizio di qualità ad utenza ed operatori, e scongiurare i tagli lineari nelle gare di appalto Consip, pulizie e mense, per difendere occupazione e salario dei lavoratori.

 

Il settore riabilitazione merita un approfondimento diverso ; lo stesso infatti ha nel corso degli  avocato a sé quasi per intero tutta l’offerta sociosanitaria , modificando i fabbisogni e costringendo il sociale a sopperire alla cronica carenza di strutture ricettive per anziani e disabili.

Va affrontato in maniera definitiva il tema del riequilibrio del rapporto tra pubblico e privato; è necessario fissare regole certe per gli accreditamenti; misure rigorose che definiscano anche per il privato accreditato gli organici di personale in rapporto ai posti letto, impediscano il dumping contrattuale al ribasso ed i subappalti, terreno nel quale da sempre crescono illegalità e corruzione.

Vanno stabiliti dalle ASL i fabbisogni assistenziali del territorio di competenza riconsegnando al pubblico il ruolo di governance dell'offerta sanitaria, attualmente in mano a logiche di mercato e gestite da lobby ed oligopoli.

Va istituito un tavolo di “concertazione sociale” permanente con la città metropolitana, gli ambiti territoriali, i comuni più rappresentativi al fine di ricondurre ad unicità il sistema e riequilibrare le sperequazioni sopra elencate.

Un più pervicace presenza sui territori aiuterà di certo a far emergere molte realtà sommerse nelle quali si autoalimentano subappalti, dumping e corruzione.

 

 

 

 

 

  • Pubblica Amministrazione

 

Il miglioramento della macchina amministrativa comunale;

efficacia e efficienza vanno ricercati in una logica di potenziamento dell’offerta di servizi e della qualità del lavoro nel quadro di un più efficace decentramento amministrativo a favore dei Municipi.

 

  • Servizi Pubblici Locali

 

Un processo di riorganizzazione dei Servizi Pubblici Locali (Trasporto Pubblico Locale, Igiene Urbana e Ciclo Integrato delle Acque, Energia, Gas) che sappia conciliare efficienza ed economicità delle Aziende coinvolte, tutela occupazionale ed offerta di servizi di qualità alla cittadinanza in una cornice di mantenimento e rafforzamento del carattere totalmente pubblico delle Aziende deputate ad offrire tali servizi.

Tali obiettivi vanno perseguiti attraverso la creazione di economie di scala che vedano Napoli come capofila e catalizzatore di un aggregato di Comuni che ferma restando le normative di settore, sia quanto più coincidente con l’Area Metropolitana di Napoli, contemperando gli obblighi imposti dalle Leggi Nazionali e Regionali con le esperienze di governo dei servizi pubblici locali del Comune di Napoli.

Sul versante industriale occorre operare in direzione del rafforzamento dei processi di integrazione e completamento dei cicli produttivi in capo alle aziende pubbliche, in particolar modo nel settore dell’igiene ambientale e del sistema idrico, dei servizi di pubblico interesse, dal patrimonio ai servizi alla persona e del settore trasporti.

In particolare, in questo settore, la mobilità collettiva, ferro, gomma e mare, deve assumere un ruolo strategico all’interno dell’agenda politica della città capoluogo e della diretta città metropolitana, per le sue peculiarità. Va realizzato un sistema trasporti capace di cogliere la necessità di integrare e connettere il territorio urbano con quello extraurbano attraverso un’offerta di servizi collettivi ed integrati.

Infine, le modifiche legislative previste dal Decreto Madia sul riordino dei Servizi Pubblici Locali imporrà un’azione di contrasto agli effetti che tale provvedimento potrebbe produrre e, pertanto, è nostra intenzione arrivare alla stipula di un Protocollo di Intesa con il Comune di Napoli sulla gestione del decreto Madia affinché i processi di riorganizzazione che dovranno essere affrontati siano improntati (come sopra richiamato) al rafforzamento del carattere pubblico, alla tutela occupazionale e reddituale dei lavoratori coinvolti ed alla efficienza dei servizi.

 

  • Attività Produttive

Questi anni di crisi hanno pesantemente segnato la tenuta produttiva occupazionale di questi settori generando un’elevata sofferenza sociale aggravata anche dalle conseguenze delle ultime riforme degli ammortizzatori sociali. In maniera particolare, con il superamento della mobilità come già prevista dalla L. 223/91, con la restrizione dell’utilizzo della CIGO e della CIGS, con la progressiva scomparsa degli ammortizzatori in deroga e in assenza dell’individuazione delle Aree Complesse di Crisi da parte dell’Ente Regione Campania, sono decaduti gli strumenti basilari di accompagnamento alla gestione delle crisi industriali.

Tutto ciò rende ancor più necessario un immediato intervento da parte della Regione Campania, che non può limitarsi alla sola formazione ma deve sostenere adeguati interventi di politiche industriali su tutti i settori produttivi.

 

 

In particolare:

  • Lo sviluppo del turismo e di un terziario sia  tradizionale che innovativo, restano una delle vocazioni naturali di questo territorio e come tali necessitano di una nostra capacità  di inserire un progetto di valorizzazione nel contesto di sistema precedentemente definito.

È in questo quadro che va collocata una nostra sempre maggiore capacità  di tutelare la qualità e la legalità del lavoro. Partendo dal presupposto che l’Area Metropolitana di Napoli rappresenta una delle prime economie del Mezzogiorno. Rilanciare le prospettive di crescita significa innanzitutto emancipare il lavoro ed introdurre temi come lo sviluppo eco-compatibile del territorio, la lotta serrata all’illegalità.

  • La produzione di contenuti culturali, l'industria dello spettacolo, il patrimonio storico e archeologico, la tutela e la valorizzazione del paesaggio debbono essere i driver di una nuova capacità  attrattiva della città  e della sua area metropolitana,  dal centro storico di Napoli a Pompei.
  • Ma nessun progetto di crescita di un territorio può essere credibile se non implica, pur tenendo conto dello specifico del contesto metropolitano e delle sue caratteristiche demografiche e fisiche, un adeguato progetto di valorizzazione delle sue attività  produttive industriali.

Il fenomeno  che ha caratterizzato  il nostro territorio in questi anni di crisi è stato il ridimensionamento di grandi imprese dei settori trainanti l’economia napoletana come  l’auto,  l’elettronico, il TLC, la cantieristica, l’aeronautica, l’elettrodomestico, etc.,  che ha portato come conseguenza, alla scomparsa di tante  piccole e  medie imprese.

 

La CGIL nell'Area  Metropolitana di Napoli su questi temi ha cinque problematiche da affrontare:

 

  • La prima riguarda la difesa e la valorizzazione degli insediamenti produttivi tradizionali (dall'auto alla cantieristica, dall’aeronautica all’elettrodomestico, dall'industria alimentare alla  farmaceutica e al tessile, dall'informatica alle TLC) con adeguate politiche industriali di settore in stretto raccordo con le politiche nazionali.

In questo contesto il sostegno alle attività  produttive deve trovare coerenza con gli atti e i finanziamenti della programmazione Europea, Nazionale e Regionale, e in questo quadro, è importante  il ruolo della Regione in stretto collegamento con l’area metropolitana di Napoli.

Diventa infatti fondamentale che il Governo e le Istituzioni locali concorrono nel definire adeguate politiche industriali utili a garantire la permanenza e la valorizzazione di fondamentali siti produttivi quali Fincantieri, Alenia, FCA.

In particolare rispetto a FCA se da un lato viene dato per certo che la Panda non sarà più prodotta a Pomigliano, dall’altro, tace sui modelli più complessi che dovrebbero essere prodotti nel medesimo sito.

Le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento dopo anni di impegno e sacrifici e sopratutto dello spostamento del lavoro a Cassino hanno il diritto di conoscere adesso il proprio futuro, senza falsi proclami, poiché già troppe volte alle dichiarazioni non sono seguiti i fatti.

Le istituzioni nazionali e locali devono intervenire per chiedere conto a FCA delle dichiarazioni di Marchionne, evitando di farsi prendere da facili entusiasmi come successo fino ad ora. Mentre la politica italiana sta a guardare, gli altri paesi, con programmi mirati di ricerca e sviluppo a basso impatto ambientale e di mobilità sostenibile, rafforzano e rilanciano l’industria automobilistica.”

I limiti delle politche industriali nazionali sono stati evidenti anche nella vicenda ALMAVIVA per la qule ala fine di fbbraio si è conclusa la vertenza della sede napoletana salvando dal licenziamento tutti gli 818 addetti del coll center di Napoli. Su quell’accordo il 22 e il 2 febbraio le RSU, sostenute dalle Organizzazioni Sindacali Territoriali, hanno svolto il referendum che hanno avuto il consenso della maggior parte dei lavoratori.

Tale accordo non può essere valutato come un atto a se stante ma come l'ultimo di una vicenda controversa e drammatica nella quale troppi attori hanno avuto un ruolo non sempre chiaro: in primo luogo un governo incerto nella gestione della vicenda e soprattutto tardivo nel regolare le condizioni di mercato di un settore come quello dei call center e un azienda arroccata nelle sue eccessive rigidità e con strategie industriali da chiarire. In questo difficile contesto, anche per il sindacato si sono evidenziate difficoltà nel tenere insieme i lavoratori delle diverse unità produttive coinvolte.
I soli soggetti esenti da responsabilità sono i lavoratori e le RSU, sia di Napoli che di Roma, sulle quali si sono scaricate responsabilità enormi gestite con il supporto determinante delle rispettive strutture territoriali della SLC CGIL.
Nei percorsi questo accordo matura dentro le condizioni definite dall'intesa del 22 dicembre scorso che ha disegnato uno spiraglio quasi obbligato nella ricerca delle soluzioni. Se nell'intesa odierna vi sono limiti è da quel difficile contesto che si deve partire per una loro corretta valutazione.

In queste difficilissime condizioni, con il sostegno decisivo del Comune di Napoli e della Regione Campania, le RSU hanno fatto tutto quanto possibile per definire soluzioni certamente complesse ma sempre tentando di limitare al massimo gli effetti di riduzione delle condizioni salariali e normative dei lavoratori e, soprattutto, indicando una prospettiva di tenuta dell'occupazione per i lavoratori coinvolti.
Per queste ragioni anche ora, come a dicembre, abbiamo sostenuto le RSU, rimettendoci come sempre al giudizio finale dei lavoratori.
L'esito del referendum fra i lavoratori Almaviva della sede di Napoli è quindi il risultato finale importante. La determinazione e la volontà dei lavoratori espressa con una grande prova di democrazia sono il punto dal quale ripartire per esigere ora che Governo e Azienda
facciano fino in fondo la loro parte .

 

  • La seconda riguarda l'industria dei contenuti culturali e dello spettacolo come uno degli assi sui quali possono sintetizzarsi la crescita di occupazione qualificata e il miglioramento della offerta turistica della città.

Grande potenzialità può dare al territorio dell’area Metropolitana la presenza del Teatro Stabile Mercadante, del Trianon,  della Fondazione Teatro San Carlo con le loro strutture che messe in rete con l’Arena Flegrea, gli anfiteatri di Pompei e Ercolano, luoghi suggestivi e che oltre ad avere una valenza archeologico-museale, sono LOCATION per spettacoli ed eventi che possono diventare uno straordinario volano all’occupazione sia di artisti che di maestranze se guidate da una regia sulle politiche culturali degli Enti locali non conflittuali ma sinergiche.

 

  • La terza riguarda il sostegno a processi di trasformazione e/o nuovo insediamento di attività  produttive innovative favorendo la messa a fattore delle competenze in materia di ricerca degli atenei e dei centri di ricerca pubblici e privati, tenendo conto dei recenti provvedimenti governativi e regionali di “Industria 4.0.

La recente vicenda Apple/Federico ll non è in se la soluzione ma solo una prova concreta che tali potenzialità esistono e vanno colte e implementate dagli attori istituzionali e sociali.

  • La quarta area, quella di una nuova agricoltura. Infatti nella provincia di Napoli questa può costituire un volano di sviluppo dell’economia del territorio pensando ad una nuova idea di “sistema agricolo”, in cui si riesca a coniugare tradizione ed innovazione, eccellenza qualitativa, competitività e sostenibilità ambientale.
  • La quinta area, riguarda i centri della grande distribuzione, che alla luce della crisi delle grandi aziende che operano nel settore, Auchan, Carrefour, Coop, le aree vanno rigenerate e qualificate con interventi infrastrutturali materiali ed immateriali.

 

 

 

 

 

 

 

 

4) IL REINSEDIAMENTO DELLA CDLM

 

La nostra Organizzazione ha bisogno di rafforzare il suo radicamento sociale e organizzativo anche promuovendo la necessaria apertura a nuove compagne e nuovi compagni.

C'è urgenza, c'è bisogno di una accelerata per rispondere e rappresentare quelle persone, quei giovani che ci guardano con pregiudizio o indifferenza. La Carta dei diritti e i 2 si ai referendum sono gli strumenti politici per realizzare questo obiettivo

Il Reinsediamento, la risposta ai bisogni in un'ottica di giustizia sociale devono essere lo strumento organizzativo   per riconnettersi alle/gli iscritte/i, alla cittadinanza.

I luoghi di lavoro devono essere il terreno di attrazione di politiche contrattuali organiche per riunificare le rappresentanze ed il lavoro. Per questo a partire dalle realtà più grandi (ospedali, cantieri, aeroporti etc.) si dovranno sperimentare adeguate forme di coordinamento con particolare riferimento agli appalti in coerenza con quanto deciso dalla Conferenza d’organizzazione con le proposte di legge elaborate dalla CGIL.

Dunque, in linea con quanto deciso alla Conferenza di Organizzazione, se il territorio è il luogo dove si incrociano politiche industriali, modelli di sviluppo e condizione sociale delle persone è evidente che la contrattazione territoriale non può essere separata dalle politiche contrattuali delle categorie ma soprattutto dalla necessità di un decentramento organizzativo.

Un sindacato con un programma così ambizioso non può porsi l'obiettivo di realizzarlo se non attraverso la sua autonomia e la chiara scelta di azione unitaria.

Ma soprattutto dovrà  essere un sindacato che sta fisicamente sul territorio recuperando la capacità  di interlocuzione con le Istituzioni , con il mondo associativo, con i movimenti e i cittadini.
Un sindacato che sta nei luoghi di lavoro, nei vicoli e nei quartieri.

Un sindacato così ha bisogno di risorse logistiche, umane e finanziarie che non abbiamo e alle quali dobbiamo supplire con una migliore distribuzione delle risorse esistenti e con il recupero del lavoro volontario di delegati, giovani e pensionati.

E’ questo il senso del progetto di reinsediamento approvato e avviato in questi mesi e la cui piena realizzazione e potenziamento è una delle priorità della nostra azione per i prossimi anni.

 

 

 

4.1 Il progetto della CdLM

 

Sono state individuate e già attuate 11 zone confederali, nei comuni dell’area metropolitana, e nel perimetro del Comune di Napoli.

Ciascuna zona confederale ha un responsabile che agisce su formale delega della C.d.L.M. di Napoli e dovrà avere una adeguata dotazione di servizi e di presenza delle categorie, curando:

  • La contrattazione confederale sulle materie di  competenze istituzionale di comuni e municipi urbani e si esercita nel contesto degli indirizzi unitari definiti dalla CdLM, in raccordo con le categorie e nel rispetto delle loro titolarità negoziali.
  • I rapporti con le associazioni del territorio.
  • Il sostegno, in raccordo con le segreterie delle categorie, alle RSU, ai delegati del territorio e alle leghe Spi, in particolare promuovendo il coinvolgimento dei delegati in termini intercategoriali sui temi oggetto della iniziativa territoriale della CGIL.
  • Il coordinamento, in raccordo con i responsabili camerali dei servizi, dell'attività  degli stessi sul territorio.

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