CONGRESSO STRAORDINARIO DELLA CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI NAPOLI IL 10 E 11 MAGGIO

Il Congresso straordinario della Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli mette fine ad una fase Commissariale avviatasi circa un anno fa. Si ricomincia con un programma di decentramento e potenziamento della presenza dell'organizzazione puntando ad una rinnovata struttura che si articolerà sulla definizione di una riorganizzazione e una razionalizzazione delle sedi sindacali, puntando ad una maggiore capillarità della presenza organizzativa (anche con l'apertura di nuove sedi nell'area metropolitana e in quella urbana di Napoli) funzionali ad un progetto di reinsediamento sociale definito nel documento oggetto del Congresso. Sono state individuate 11 Zone sindacali, più funzionali ai fini di questo rinnovamento organizzativo e sulle quali è già in corso da pochi mesi una prima sperimentazione.

Partendo da questa proposta, con la collaborazione scientifica di Ires Campania, è stato realizzato un report di analisi con l’intenzione di supportare il lavoro di quanti saranno impegnati nei territori individuando una serie di indicatori dai quali ripartire per riformulare nuove politiche di rivendicazione sindacale a partire dai più comuni diritti di cittadinanza.

Il rapporto sulla Micro e Macro economia nella Città Metropolitana di Napoli[1]  evidenzia alcune tendenze contrastanti.

Nel 2016, sappiamo, il Sud ha registrato una performance superiore alla media nazionale per la prima volta da molti anni a questa parte. Tale risultato, tuttavia, come dimostra il rapporto, non sarà in grado di ridurre il divario rispetto al resto del Paese se, come appare chiaramente dalle analisi, dovesse rimanere isolato nel tempo.

Pur all'interno di un quadro poco positivo, emergono alcuni segnali favorevoli. Molti di essi sono riconducibili ai progressi nei comparti della TAC 3.0 (Turismo – Agricoltura – Cultura), particolarmente nell'agricoltura e nel turismo. Anche l'economia della cultura esprime un dinamismo che fa ben sperare. Sul versante del manifatturiero si registra finalmente, seppure in misura lieve, il ritorno dell'automotive e un più significativo sviluppo dell'aerospazio e della meccatronica.

É prematuro e comunque problematico stabilire se i segnali positivi indicati nel Rapporto potranno portare ad una vera rinascita della Città Metropolitana. In realtà, da qui al 2020, le proiezioni del rapporto indicano il persistere di significative difficoltà.

In particolare, la contrazione della spesa pubblica certamente non aiuterà, dove gli investimenti infrastrutturali e sociali si sono già notevolmente ridimensionati negli anni più recenti e continueranno a contrarsi, con ogni probabilità, anche nel futuro. Gli investimenti privati, dal canto loro, continueranno a presentare una dinamica piuttosto fiacca così come i consumi in un'epoca ormai caratterizzata da perduranti tendenze deflattive.

É tuttavia sempre più urgente, proprio alla luce degli elementi rilevati, lavorare ad un piano strutturato di politica industriale che dia consistenza e orientamento a tutto quanto.

In attesa che l'Europa risolva i suoi problemi di equilibrio monetario e di bilancio, in attesa che la globalizzazione trovi percorsi virtuosi di cooperazione e sviluppo, l'Italia, e a maggior ragione il Mezzogiorno e il nostro territorio, ha bisogno di tornare a ragionare sul suo futuro che certo non può contare sulle svalutazioni competitive né può pensare di risolvere tutto sul piano dei costi comprimendo occupazione e salari.

Torna di fondamentale attualità, quindi, una politica industriale che detti temi e tempi, interventi e risorse per riprendere un percorso virtuoso di sviluppo e dia attuazione ai programmi con meccanismi efficaci di governance che coniughino le strategie di programmazione nazionale con le specificità territoriali.

Il Piano Industria 4.0, messo a punto dal Governo italiano con la Legge Finanziaria del 2017, con l’obiettivo di stimolare investimenti privati tesi a diffondere la digitalizzazione del processo produttivo può essere un primo passo. Esso tuttavia dovrà presentare una particolare attenzione alle specificità delle nostre aree (piccola dimensione, sottocapitalizzazione delle imprese, scarsa presenza di risorse qualificate nella struttura aziendale, etc.) al fine di consentire al sistema produttivo meridionale, campano e napoletano di poterne beneficiare adeguatamente.

Il nostro territorio, al di là delle diatribe, è tornato al centro dell'attenzione. E questa è una buona notizia. Analisti e centri di ricerche, studiosi e opinionisti tornano a discutere intensamente dei processo e delle dinamiche meridionali.

L'Europa, con il piano Juncker per gli investimenti e la crescita, i fondi strutturali e la BEI, potrà incidere positivamente su di esse innescando magari anche qualche effetto moltiplicatore sul Mezzogiorno, sulla Campania e sulla Città Metropolitana.

Certo bisogna essere coscienti che le risorse, pur importanti, destinate al Mezzogiorno per il prossimo ciclo di programmazione europea non saranno sufficienti a colmare i divari che si sono allargati inesorabilmente negli ultimi anni. Necessariamente si dovrà mettere mano alla spesa pubblica per sostenere adeguate politiche di sviluppo industriale, di adeguamento infrastrutturale e di integrazione logistica. Si tratta di affermazioni, ovviamente contrastanti con la contrazione degli investimenti pubblici che ormai dura da molti anni. Eppure va riaffermato un simile principio.

Così come va riaffermato il principio che lo Stato ed i suoi centri di spesa tornino a guardare con tutta l'attenzione necessaria al Mezzogiorno soprattutto in concomitanza dell'avvio del piano della logistica che dovrà finalmente creare condizioni di “competitività alte” fuori dai cancelli delle aziende.

Il rapporto rileva una forte crisi demografica oramai soltanto in parte ascrivibile ad una strutturale (almeno decennale) denatalità. Su questa incide infatti un effetto migratorio fuori da ogni controllo e figlio di quella indifferenza delle politiche sociali che, dai primi anni novanta, ha devastato una intera generazione. Dovrebbe poi far riflettere sull'ipotesi di un completo ridisegno delle politiche di welfare locali. Occorre, quindi, riorganizzare sul territorio politiche di rivendicazione e di riaffermazione dei diritti di cittadinanza.

La rinascita della Città Metropolitana di Napoli dovrà passare attraverso tagli di inefficienze, eliminazione di sprechi e rendite ovunque esse si annidino ed un conseguente (ri)orientamento delle risorse disponibili verso usi più efficienti, in una logica di lungo periodo, e non puramente congiunturale.

Questo Congresso straordinario vuole richiamare tutti i soggetti interessati alla rinascita territoriale, imprenditoriale, sociale e del lavoro e ad affiancarci, a relazionarsi sostenendo il nostro impegno e il nostro lavoro.

La Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli ricomincia da qui, e vuole tornare ad essere protagonista di una nuova stagione sindacale.

[1] Ires Campania, Micro e Macro economia nella Città Metropolitana di Napoli, pp. 360 con analisi, dati, tabelle e grafici per i 92 comuni metropolitani suddivisi per le Zone sindacali individuate dalla Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli.

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