Autonomia differenziata: la scomparsa della città metropolitana

L'intervento di Walter Schiavella su Repubblica Napoli del 7 febbraio 2019.

Nel dibattito in corso sugli assetti istituzionali e sui rischi concreti di una secessione di fatto, insiti nella richiesta di autonomia differenziata avanzata da alcune Regioni c’è una grande assente: la questione metropolitana.

La richiesta di maggiore autonomia da parte di molte Regioni e, più nell’immediato, i provvedimenti che il Governo si appresta a varare a seguito dei Referendum di Lombardia e Veneto, rappresenta un rischio vero per la tenuta unitaria dell’intero Paese.

Sono in discussione, infatti, fondamentali diritti quali la salute e l’istruzione, per i quali già oggi le differenze nella loro fruizione materiale, costituzionalmente garantita, genera squilibri intollerabili per alcune aree del Paese e in particolare per il Mezzogiorno. Questa sorta di “Secessione dei ricchi”, per dirla con Gianfranco Viesti, diventa un problema per il futuro dell’interno Paese e non solo per il Mezzogiorno. Senza un vero riequilibrio delle risorse ordinarie basato non più sulla spesa storica ma sulla garanzia effettiva dei livelli essenziali di assistenza sanitaria e sociale e di quelli delle prestazioni dei principali servizi a partire dai trasporti, ogni cessione di sovranità sulle materie previste dall’articolo 116 aggrava oggettivamente lo squilibrio territoriale esistente, il cui superamento è invece l’unica strada per far ripartire la crescita economica e sociale dell’intero Paese, crescita che non può essere affidata alle sole politiche sostanzialmente assistenziali che la Legge di Bilancio riserva al Mezzogiorno.

Se questo è indubbiamente il cuore della questione su cui, anche su queste colonne, illustri commentatori si sono soffermati ad analizzarne i riflessi costituzionali, sociali ed economici, vorrei però focalizzare l’attenzione anche su un altro elemento di criticità altrettanto importante. Nelle richieste insistite di autonomie maggiori da parte di molte Regioni, favorite dall’attuale e confusa ripartizione dei poteri definiti dal Titolo V della Costituzione, si evidenzia una forte tendenza a sottrarre allo stesso Stato poteri invece fondamentali per una efficace gestione delle strategie nazionali (trasporti, energia, infrastrutture) senza peraltro mai porsi il problema di come ripartire quei poteri al giusto livello di scala territoriale. Emerge in sintesi un forte tendenza a quello che già nelle elaborazioni della Cgil metropolitana del 2017 definivamo come neocentralismo regionale.

Infatti, come ha avuto modo di affermare il sindaco di Milano Sala in una intervista recente a Repubblica, il grande assente di questo dibattito sulla ripartizione dei poteri è il contesto metropolitano, sono le città, quei luoghi cioè dove si concentra la maggior parte della popolazione nazionale e la stessa stragrande maggioranza dell’economia.

La discussione da affrontare, quindi, non è solo quali e quanti poteri lo Stato sia giusto che ceda alle Regioni senza venir meno alla necessaria efficacia e alla fondamentale tenuta della solidarietà nazionale, ma anche quanti poteri, soprattutto di gestione, le Regioni debbono cedere al territorio e in particolare a quelle Città Metropolitane che restano ad oggi le vere grandi incompiute istituzionali.

L’assenza di un vero e integrato livello di governo democraticamente eletto delle grandi Città Metropolitane è il vero cappio al collo che frena le potenzialità insite nei grandi contesti urbani che, invece, in tutta Europa, sono i veri motori della crescita e dell’innovazione. 

In un contesto come quello di Napoli e della Campania, dove il peso della realtà metropolitana sulle dinamiche sociali ed economiche della regione supera di gran lunga il 60%, andando ben oltre i confini amministrativi della Città Metropolitana, tale limite pesa quotidianamente in termini di efficacia sulle scelte, di confusione amministrativa, di fumosità o assenza di programmazione.

Se a questo limite oggettivo aggiungiamo le responsabilità politiche soggettive di un Sindaco Metropolitano che non attiva neanche i pochi strumenti di cui oggi dispone, quale il Piano Territoriale di Coordinamento e un Presidente di Regione che si ostina a non considerare Napoli e i suoi livelli di governo come reali interlocutori con cui condividere almeno gli orizzonti di sviluppo a medio e lungo termine, si comprende quale limite pesi oggi sul futuro della città e della Regione. Un limite che va rimosso.

Walter Schiavella

segretario generale Cgil Napoli

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