Diseguaglianze, dibattito in Cgil su aree metropolitane

"La riflessione sulle diseguaglianze nelle aree metropolitane non può non interessare il sindacato. Dobbiamo partire interrogandoci su come il sindacato rappresenta questa complessità e su come la traduce in rappresentanza e in azione negoziale". E’ quanto ha affermato il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella, intervenendo all’incontro "Contrastare le diseguaglianze, governare le trasformazioni: le nuove sfide per la rappresentanza sociale nei contesti urbani" promosso dalla Cgil partenopea in occasione della presentazione del libro "Le mappe della disuguaglianza. Una geografia sociale metropolitana" di Salvatore Monni, dell'Università Roma 3 e Federico Tomassi, della Agenzia per la coesione territoriale.

"I dati del libro - ha sottolineato Schiavella - ci mettono di fronte a sfide gigantesche che misuriamo tutti i giorni. Proviamo a interrogare anche noi stessi. Prima questione: diseguaglianze e sviluppo. Il tema delle diseguaglianze interroga il sindacato sia in ordine alla attuazione dell’articolo 3 della Costituzione e quindi come, per parte nostra, ci facciamo carico di rimuoverle quelle diseguaglianze, di come trasformiamo i diritti formali in diritti sostanziali. Ma interroga il sindacato anche in ordine a come affrontiamo il tema del superamento delle diseguaglianze in merito alla creazione dei processi di sviluppo. Perché appare chiaro che le diseguaglianze sono fattori che ostacolano lo sviluppo. E c’è un nesso, sempre più forte ed evidente, fra l’efficacia dei processi di redistribuzione della ricchezza e il livello di crescita e di sviluppo di un Paese. Quindi della sua capacità anche di creare occupazione. Il tema di come si affrontano le diseguaglianze sociali è un tema che non riguarda soltanto i soggetti  in quanto cittadini, ma riguarda anche i soggetti in quanto collettività e quindi chiama in causa la responsabilità di chi li rappresenta, sia dal versante istituzionale, sia dal versante della rappresentanza politica, sia dal versante della rappresentanza sociale. Abbiamo la destra alle porte. E valori Costituzionali, come democrazia, antifascismo, antirazzismo dovrebbero far riflettere le forze politiche che governano queste città – parliamo di Roma, di Milano e di Napoli – su come ci attrezziamo un po’ meglio a costruire un progetto che abbia una sua visione unificante capace di rimettere insieme quel valori costituzionali e a offrire un orizzonte. E’ un problema che lasciamo alle forze politiche. Come sindacato, nella nostra autonomia, possiamo soltanto auspicarci e a provare a offrire un terreno dove questo confronto possa svilupparsi. Il tema delle diseguaglianze per noi è fondamentale, come sindacato. Sia dal versante dell’affermazione dei diritti sostanziali, sia dal versante dell’affermazione di un processo, di un progetto di crescita e di sviluppo sociale ed economico delle nostre città”.

“Le città e lo sviluppo – ha aggiunto Schiavella – è un terreno sul quale chiamiamo a rispondere le istituzioni, ma che interroga pure noi. Negli ultimi mesi stiamo facendo dei passi in avanti, nella centralità che il tema città sta assumendo nella riflessione interna della Cgil. E questo è molto importante. Il rapporto fra città metropolitane e istituzione Regione è uno dei nodi. I dati del libro raccontano la condizione del 36% della popolazione italiana, ovvero il 60% del pil, il 90% dell’impiego delle risorse pubbliche. Parliamo dell’economia del Paese. A Napoli e in Campania ragioniamo del 55-60% del pil dell’intera regione e del 20% del pil del Mezzogiorno. Non si può quindi parlare di Napoli sapendo che rappresenta il 20% del pil del Mezzogiorno, assegnando a Napoli gli stessi strumenti di governo che ha Sgurgola Marsicana, con tutto il rispetto per questa città abruzzese. La centralità dell’economia di oggi è ancor più riassunta da un terreno sul quale questa sfida si gioca. Perché se pensiamo che il futuro del Paese e dell’Europa è nel Green New Deal, nella trasformazione dell’economia nell’era digitale, dove si realizza? Noi abbiamo l’area urbanizzata più cementificata d’Europa e una Regione che fa una legge urbanistica che incrementa cemento. Abbiamo le aree che potenzialmente offrono gli spazi maggiori di crescita all’interno della costruzione di un progetto unificante che però manca. Parlavamo di Bagnoli, di Napoli Est, del Centro Storico, dell’area portuale e Zes: dove sta il progetto che le tiene insieme? E chi lo fa questo progetto? Il rischio è che la Regione lo fa per affari suoi, il Comune se lo fa per il suo pezzetto, Città Metropolitana non può farlo semplicemente perché non ne ha i poteri, se non nella definizione di un piano strategico che Dio solo sa che significa. A Napoli significa spendere, speriamo al meglio, 400 milioni di euro per opere infrastrutturali. Meglio di niente, ma non è lo strumento che fa il piano strategico. Tanto più alla luce di questo, ciò diventa fondamentale, perché è nelle città che la sfida del Green New Deal , dell’economia verde e delle smart cities, della trasformazione digitale, la sfida di come il sociale diventa un terreno di sviluppo e di crescita, si giocherà. La popolazione di Napoli è la più giovane, relativamente, ma è anche la popolazione che sta invecchiando, molto rapidamente. E il tema della condizione degli anziani nelle grandi realtà urbane, centrali e periferiche, è un tema che si pone parimenti agli altri due elementi di debolezza che sono ben evidenziati nel libro. Se possiamo dare un suggerimento agli autori, è quello di esplorare quella condizione. La condizione di un pezzo sempre più importante dei cittadini, insieme ai giovani e alle donne che, come è evidente, appaiono come gli altri due grandi aggregati nei quali le diseguaglianze si esprimono con maggior virulenza”.

“Affrontare il tema delle diseguaglianze nelle città, quindi, per chi governa la cosa pubblica, ma anche per noi, significa – secondo Schiavella - affrontare il cuore di una sfida per un nuovo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità economica, sociale e ambientale. Questo è il cuore. Allora, che problemi abbiamo nell’affrontare questo? Il primo è un problema di carattere molto concreto, ed è finanziario. Questa complessità sociale, urbanistica, fisica, geografica, politica, è stata affrontata malissimo da tutti i governi in questi anni nel Paese, a differenze che nel resto d’Europa. E’ esistito un piano periferie, è esistito un Pon metro, ma soprattutto è esistito il taglio sistematico ai fondi degli enti locali. Su questo abbiamo trovato varie volte elementi di condivisione, al di là delle forme, con l’analisi fatta dal Comune di Napoli che ha pagato un prezzo importantissimo di questi tagli, come tutti gli altri Comuni italiani. Ma nel Mezzogiorno peggio, perché a partire dal Comune di Napoli abbiamo una quota superiore a 2/3 dei Comuni in pre-dissesto. La condizione di molte Città Metropolitane è altrettanto drammatica. Un altro problema che abbiamo è questo: se pure abbiamo i soldi, come li spendiamo?   E quindi, quali sono i poteri che le Città Metropolitane hanno? L’altra grande questione è quindi di carattere istituzionale. Se ragioniamo di autonomia differenziata manca la definizione di un ruolo, della funzione, dei poteri delle Città Metropolitane. E quindi si pone un altro tema, quali sono le Città Metropolitane? Sono quelle della legge 142, ovvero 14? A mio avviso le Città Metropolitane sono 3. Forse ci può stare anche Torino, ma come spiegano gli autori del libro, ha una sua diversità anche nella composizione dell’area. Quindi, io mi sento molto vicino ai sindaci Sala, Raggi e De Magistris quando sottolineano la necessità di affrontare in questo dibattito lo specifico delle Città Metropolitane. Perché altrimenti, al di là del fatto che dobbiamo tenere unito il Paese, riproponiamo un modello nel quale sostituiamo il centralismo dello Stato al neo centralismo delle Regioni, che allontana i livelli di governo dai luoghi dove quei livelli di governo si esercitano”.

“Il terzo è ultimo terreno – ha concluso - riguarda proprio la governance. Abbiamo tre aziende del tpl in grande difficoltà. Abbiamo una azienda regionale che è ultima in tutte le graduatorie del mondo, anche se il suo presidente afferma che è risanata. Una azienda di trasporto pubblico metropolitano, il Ctp, i cui dipendenti passano più tempo sui tetti per reclamare gli stipendi che a guidare autobus. Abbiamo Anm in concordato preventivo grazie anche al contributo che i lavoratori stanno dando, ma ancora preda di un processo di riorganizzazione che da sola forse non riesce a fare. Qual è il livello di governo del tpl in una area metropolitana, se non quello metropolitano all’interno di uno schema di programmazione regionale? Ma la stessa cosa deve dirsi per l’ambiente, per il ciclo integrato dei rifiuti o per la sanità, con un piano sanitario e ospedaliero mai discusso con il sindacato. Qual è il livello di governo? Quello che ogni Comune fa per affari suoi? C’è un tema di risorse ma c’è anche e soprattutto un tema di poteri e di centralità di progetti industriali che vanno costruiti su scala metropolitana. E su quella scala va costruito attorno al presidio e al rafforzamento del ruolo e della funzione delle aziende pubbliche, in una logica di integrazione dei cicli, per lasciare in mano pubblica quelle funzioni fondamentali importanti. Questa sfida si gioca nelle Città Metropolitane. Così come i processi di trasformazione dell’economia digitale. L’ultimo tema che si pone è come governiamo anche dal versante della trasparenza e della democrazia quei processi. A breve a Napoli presenteremo un documento che prova a tradurre un tema. Chi governa, ad esempio, i dati dell’air b&b? Come definiamo gli strumenti di trasparenza che evitino che processi economici gestiti dai big data determinino le sorti in futuro gli assetti urbanistici e quindi economici e sociali dei grandi agglomerati urbani? Partecipazione, trasparenza e democrazia sono quindi un ulteriore tema. Partecipazione e democrazia chiamano in causa il sindacato. Come ci organizziamo nelle grandi aree urbane? Come recuperiamo risorse umane, finanziarie da investire in reali processi di decentramento che facciano si che noi si torni in quelle periferie dove – e mi riferisco solo a Napoli – non riusciamo a essere? Se il lavoro si trasforma, se i bisogni si trasformano, come recuperiamo spazi per rimettere insieme, riunificare lavoro, diritti e costruire azione negoziale dal versante sindacale?

Questi sono i terreni sui quali penso dovremo continuare a confrontarci, a tutti i livelli, con le istituzioni e con i nostri amici e compagni delle Camere del lavoro metropolitane”.

L'incontro è stato introdotto da Cinzia Massa, della segreteria Cgil Napoli. Sono intervenuti i segretari generali Cgil di Roma, Michele Azzola; Milano, Massimo Bonini e Torino, Enrica Valfrè, la vicesindaca metropolitana di Milano, Arianna Censi, il vicesindaco di Roma, Luca Bergamo, il vicesindaco di Napoli, Enrico Panini, il segretario generale della Cgil Campania, Nicola Ricci e, per la Cgil nazionale, Sandro Del Fattore. Ha coordinato la discussione, Raffaele Paudice, della segreteria Cgil di Napoli.

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