RETI DIGITALI, CONTRATTARE PER SCONFIGGERE LE DISUGUAGLIANZE

“Ciò che è accaduto in questi ultimi mesi ha reso assolutamente necessaria e indispensabile una riflessione sui temi delle reti digitali. Dal versante di una città così importante per il Mezzogiorno, come Napoli,  affrontare il tema della trasformazione digitale fino a qualche tempo fa significava chiamare in causa il futuro della città e del Mezzogiorno negli aspetti tradizionalmente affrontati dal sindacato, quelli dell’occupazione, della sua qualità, della sua regolarità, quelli delle prospettive produttive, della pianificazione urbana, della capacità di tenere insieme, in un progetto unificante, i processi di riconnessione e ricomposizione dei tanti centri e delle tante periferie, urbane e sociali, delle quali una grande e complessa città come Napoli, si compone. Tutto questo lo avevamo costruito e incanalato nell’azione negoziale, che è propria del sindacato, in una piattaforma unitaria sulla quale abbiamo iniziato un confronto con il Comune di Napoli, proprio sui temi della transizione al digitale, della pubblicità dei dati, della pianificazione dei processi di articolazione della rete 5G, del ruolo e della funzione della Pubblica Amministrazione come soggetto gestore diretto di servizi, o delle aziende partecipate fondamentali per le funzioni urbane, una per tutti quella del trasporto pubblico locale. E quindi la Pubblica Amministrazione, il Comune Metropolitano che, in quanto titolare di dati, è un interlocutore che dovrà rivendicarne la proprietà e metterli a disposizione di un processo negoziale”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella, intervenendo all’incontro web “Reti in Comune: contrattare l’innovazione, disegnare la città partecipata” promosso dalla Cgil, nell’ambito di Milano Digital Week.

“Tutto questo, nella fase che viviamo oggi – ha precisato Schiavella - cambia di forma e di prospettiva nella individuazione delle nostre priorità. Oggi le città sono i luoghi nei quali si misura sia la possibilità di questo Paese di crescere, sia la complessità, la fragilità, la diseguaglianza. Ma nelle città ci sono anche grandi opportunità di cambiamento perché i processi avvengono nelle città. Questa crisi ha evidenziato come nelle città si corra però ora il rischio di individuare non tanto le opportunità per innescare processi virtuosi di cambiamento dal versante sociale, produttivo e istituzionale ma di trasformarle, proprio per la loro complessità e per l’aumento delle diseguaglianze e delle fragilità che la crisi ha evidenziato, in luoghi nei quali la crisi esplode.  Il problema che si pone alle istituzioni, ma anche al sindacato, e quello di come incanalare le opportunità in un progetto e, da parte nostra, di come rappresentare le fragilità e le nuove marginalità sociali. E quindi di come, da un lato e dall’altro, si declina il grande tema della partecipazione”.

“Noi abbiamo bisogno – ha aggiunto Schiavella - che le istituzioni locali, in particolare in questa città così importante per lo sviluppo del Mezzogiorno, cosi pesante nell’economia regionale, trovino una visione complessiva e condivisa. Perché ciò accada è anche necessario, e questo è uno dei temi seri da affrontare se vogliamo concretamente dare una possibilità di orientare negozialmente questi processi, affrontare il tema dei ruoli e delle funzioni e quindi  delle titolarità istituzionali. Se le città hanno questo ruolo e questa importanza nella gestione della transizione digitale, possiamo immaginare una articolazione dei poteri istituzionali e conseguentemente delle risorse come quelle che disegna il Titolo V della Costituzione? Possiamo immaginare che le Città Metropolitane non abbiano una loro autonomia nella gestione di processi così importanti? Possiamo ancora immaginare che l’utilizzo della programmazione dei Fondi Europei, così decisivo su queste partite, salti complessivamente il ruolo e la funzione di soggetti istituzionali e di comunità locali come le grandi Città Metropolitane? Io penso di no. E’ questo il contesto nel quale affrontare questa emergenza rivendicando di essere parte attiva. Ciò significa per parte nostra, essere parte negoziale e partecipare a un progetto di rivendicazione di Città che siano insieme sostenibili e solidali. Sono due cose che vanno assolutamente tenute insieme. Sostenibilità non solo economica e ambientale, ma anche sociale”.

“La trasformazione digitale oggi – secondo Schiavella - deve misurarsi soprattutto su queste due tematiche.  Il che significa capacità di accesso alle reti, significa effettiva fruizione dei diritti e quindi come evidenziamo questa opportunità della transizione digitale come elemento di facilitazione dell’accesso alla fruizione materiale dei diritti  e come, nel farlo, rivendichiamo il nostro ruolo. Nel concreto, verificheremo come si svilupperà nei prossimi giorni la nostra azione negoziale con il Comune di Napoli che vogliamo portare ad un primo punto di sintesi e di condivisione. Il tema che si pone è certamente quello di definire e trattare dati come bene comune, approdando ad un piano regolatore delle reti e delle banche dati. Il che significa come nella contrattazione sull’installazione e sull’articolazione della rete 5G si debbano definire soluzioni che diano risposte a chi oggi ha avuto un disagio, ad esempio, nell’accesso alla didattica a distanza così come nei processi di assistenza sociale, nella gestione dei servizi di tpl e soprattutto come riarticoliamo, con queste potenzialità, la grande rete della sanità pubblica. Quindi nella definizione dei piani 5G la scelta delle priorità non può essere lasciata esclusivamente alle logiche del mercato. Questa è la sfida che abbiamo di fronte. Una sfida che va affrontata, anche per il sindacato, innovando luoghi e forme di partecipazione”.

“Senza rappresentanza – ha concluso Schiavella - il sindacato non contratta, quindi le nuove forme di partecipazione debbono guardare alla possibilità di candidarci a rappresentare quella articolazione, quella frammentazione sociale che la crisi ha accentuato ma che le trasformazioni precedenti in ambito urbano avevano già prodotto. E per farlo dobbiamo certamente usare nuove forme di partecipazione che ci diano effettivamente peso e forza senza immaginare di essere l’unico soggetto egemone su questo terreno. Dobbiamo essere uno dei soggetti capaci di coagulare attorno a se forze, energie e rappresentanza, per ricomporla in termini inclusivi in una azione negoziale che deve porsi questi obiettivi. Abbiamo bisogno però di soggetti istituzionali che siano attenti e che soprattutto abbiano chiara la visione dei poteri e delle forme con le quali riescono ad esercitarli”.

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