SVILUPPO: SCHIAVELLA; QUESTA E’ LA NAPOLI DI DOMANI CHE VOGLIAMO

"La crisi legata al Covid-19 ha evidenziato la fragilità dei modelli di sviluppo sin qui adottati. Le diseguaglianze sono aumentate rendendo chiare le difficoltà dei nostri modelli di welfare. Ciò ci ha posto di fronte ad una duplice sfida: affrontare l'emergenza con le misure già adottate e con quelle che dovranno essere messe in campo e, nel contempo, iniziare ad immaginare quale modello di sviluppo futuro vogliamo costruire per Napoli e per il Mezzogiorno". Lo ha detto il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella, intervenendo all'iniziativa "Napoli Domani" promossa in diretta Facebook, da Cgil Cisl Uil di Napoli.
"Il nostro documento sulla Napoli di domani - ha spiegato Schiavella - ruota su tre concetti: una città sostenibile, una città solidale, una città digitale. Su questi caposaldi vogliamo aprire il confronto con la città, a partire dai contributi di competenza, di sapere che Napoli produce e di cui è ricca, riservandoci, poi, di allargarlo alle forze economiche, sociali, alla politica e alle istituzioni. Noi abbiamo di fronte una città complessa, la più grande area metropolitana del Mezzogiorno, che è in grado, nel bene e nel male, di trainare lo sviluppo del Mezzogiorno e dell'intera regione. Una dimensione che vede questa area metropolitana fra quelle più densamente abitate e cementificate d'Europa. Ma anche una città che presenta, insieme alle tante criticità del suo sistema urbano, anche una grande serie di opportunità, sia nei processi di riqualificazione urbana, sia nei processi di infrastrutturazione, sia nella necessità di saperi e competenze che offre la costruzione delle reti materiali e immateriali, in particolare delle reti digitali".
"Immaginiamo una città - ha precisato Schiavella - che potenzi il suo sistema di infrastrutture (il porto, l'aeroporto, la rete stradale, le reti ferroviarie ad alta velocità, la Napoli-Bari) per riconnetterla al resto del Mezzogiorno. Immaginiamo un disegno urbanistico e sociale che recuperi la sua unitarietà. Perché, fino ad oggi, abbiamo misurato una sorta di dimensione singola di ogni progetto. Come se ogni progetto fosse a se stante. Manca una visione compiuta di quale deve essere il futuro, non solo di Napoli, ma della sua Città Metropolitana".
"Cito solo tre esempi che, a nostro avviso - ha aggiunto Schiavella - vanno ricondotti all'interno di una dimensione unificante di un progetto urbanistico e sociale della città. Su Bagnoli, abbiamo detto più volte: se non ora quando? Quel progetto deve partire, superando i limiti che abbiamo evidenziato nell'attuale fase. C'è un tema che riguarda certamente l'avvio delle bonifiche, ma soprattutto di come quella realtà viene connessa fisicamente e, in termini economici e sociali, a un'idea compiuta della città, definendone missioni produttive, capacità di autosostenersi, effettivo governo partecipato del territorio".
"La Regione Campania - ha continuato Schiavella - per prima ha istituito le Zes, ma queste non riescono a decollare, valorizzando, come sarebbe necessario, il porto e l'area retro-portuale. Probabilmente il disegno delle Zes è stato esteso troppo e ha bisogno di essere concentrato e attuato in maniera adeguata, per essere effettivamente un fattore capace di sviluppare, con adeguate connessioni infrastrutturali, logistica, le produzioni. Ma c'è un tema, fra tutti, che spesso dimentichiamo anche quando affrontiamo situazioni sociali e produttive critiche, mi riferisco alla Whirlpool: la più grande area urbanistica della città, l'area Est, quella che era la periferia industriale di Napoli, che ha spazi enormi di riqualificazione da costruire, nella quale si sono evidenziate eccellenze come l'insediamento della Federico II e le Academy, è ancora priva di un progetto. Non sappiamo quale destinazione debba avere. Noi siamo convinti che debba essere restituita alla città nella sua dimensione produttiva, compatibile con le produzioni industriali innovative, con uno sviluppo dei saperi in armonia con il contesto urbano nel quale essa viene pienamente a porsi".
"Inoltre - ha detto ancora Schiavella - c'è il grande tema dei centri e delle periferie. Come, cioè, sviluppiamo in maniera organica un progetto capace di ottimizzare l'utilizzo di tanti incentivi a disposizione in questa fase emergenziale, con processi di riconversione e riqualificazione degli edifici in direzione del risparmio energetico e della sostenibilità. Va costruito un piano capace di fare massa e fare sistema per rendere quegli incentivi finalmente funzionali a un progetto che abbia una sua unicità, che non disperda la ricchezza di una città composta e multiforme".
"Infine - ha concluso Schiavella - c'è un tema che riguarda le infrastrutture, che è sbagliato definire immateriali. Infrastrutture che, mai come in questa pandemia, hanno dimostrato invece la loro concretezza e importanza: le reti digitali. Abbiamo una grande opportunità, quella di costruire intorno a questo progetto unitario della città, una rete di connessioni (fibra, 5G), che sia funzionale non esclusivamente agli interessi di mercato degli operatori, ma ad un progetto di crescita economica e sociale della città, nella sua interezza, con l'obiettivo primario di ridurre le diseguaglianze. E per farlo abbiamo bisogno di restituire alla città e alla partecipazione democratica la gestione di questi processi. La rivendicazione che facciamo è quella di un piano regolatore delle reti e soprattutto di una proprietà pubblica dei dati. I dati, quindi, come bene comune, al servizio della città e dei suoi processi di pianificazione".

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